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Floriana Capone /

Normativa e-commerce alimenti: adempimenti e autorizzazioni

L’e-commerce alimentare è quello che, negli ultimi anni, si sta espandendo in maniera più voluminosa: dai dati relativi al 2021 pubblicati da Casaleggio Associati, la vendita online di prodotti alimentari è cresciuta del 63% rispetto all’anno precedente, conquistando anche il 2% sul fatturato generale dell’e-commerce.

Normativa e-commerce alimenti: adempimenti e autorizzazioni

illustrazione di Nicola Giorgio

Visti i volumi, pensare di trarre profitto da questo trend è assolutamente lecito, ma è essenziale conoscere la normativa e-commerce alimenti per non fare passi falsi.

Abbiamo già spiegato come vendere online prodotti alimentari in un altro articolo, in cui ci siamo soffermati sull’etichettatura, sul diritto di recesso e sulle modalità di trasporto. Ma gli aspetti da conoscere per essere in regola con la normativa e-commerce di alimenti sono molteplici e variegati. Per cui il nostro partner Floriana Capone, Avvocato dell’E-commerce e founder di E-commerce Legale, approfondirà ulteriormente il tema, spiegandoci quali sono le autorizzazioni e i requisiti necessari per vendere online prodotti alimentari confezionati e fatti in casa.

Senza dimenticare, però, che questo articolo non vuole assolutamente sostituire una consulenza legale per la vendita online di alimenti, che richiede massima attenzione. Per cui, prima di intraprendere un’attività del genere, consigliamo sempre di rivolgersi a dei professionisti che sappiano indirizzarti nella maniera più corretta.

Normativa di riferimento per la vendita online di prodotti alimentari

Un e-commerce alimentare, come tutti i siti di vendita online, dovrebbe essere in regola con tutti gli adempimenti previsti dalla normativa e-commerce, ossia il Codice del Consumo, il Decreto sul commercio elettronico, le norme relative al trattamento dei dati personali, e le altre disposizioni applicabili.

Inoltre, è fondamentale conoscere la normativa specifica per il settore food, cioè:

  • il Regolamento europeo 1169/2011/UE, che contiene le linee guida sull’etichettatura dei prodotti alimentari;
  • il D. Lgs. 114/1998 e il  D. Lgs. 59/2010, in cui vengono stabiliti i requisiti morali e professionali per la vendita di prodotti alimentari online,
  • le altre norme applicabili, come le norme regionali in materia di commercio di alimenti, che potrebbero variare da regione a regione.

Normativa e-commerce alimenti: requisiti morali e professionali

Sebbene l’entusiasmo di avviare una nuova attività possa essere travolgente, la prima domanda che dovresti porti è se hai i requisiti giusti per vendere prodotti alimentari su internet. La normativa sul commercio elettronico di alimenti, infatti, in questo senso è piuttosto rigida e riserva la possibilità di aprire un e-commerce food solo a chi sia in possesso dei requisiti morali e professionali previsti. 

Dunque, quali sono i requisiti per la vendita di alimenti al dettaglio?

Secondo il D. Lgs. 59/2010 non possono occuparsi della vendita coloro che mancano di requisiti morali perché, per esempio: 

  • sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza (salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione): 
  • hanno riportato una condanna, con sentenza passata in giudicato, per delitto non colposo per il quale è prevista una pena detentiva non inferiore nel minimo di tre anni (sempre che sia stata applicato una pena superiore a tale minimo); 
  • hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna per alcuni tipi di reato (es. delitti contro la persona commessi con violenza). 

Lo stesso D.Lgs. 59/2010, stabilisce poi che possono occuparsi di vendita al dettaglio solo coloro che possiedono almeno uno dei seguenti requisiti professionali:

  • “avere frequentato con esito positivo un corso professionale per il commercio, la preparazione o la somministrazione degli  alimenti;
  • avere per almeno due anni, anche non continuativi, nel quinquennio precedente, esercitato in proprio attività d’impresa nel settore alimentare o nel settore della somministrazione di alimenti e bevande o avere prestato la propria opera, presso tali  imprese, in qualità di dipendente qualificato, addetto alla vendita o all’amministrazione o alla preparazione degli alimenti, o in qualità di socio lavoratore o in altre posizioni equivalenti […];
  • essere in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore o di laurea, anche  triennale, o di  altra  scuola ad indirizzo professionale, almeno triennale, purché nel  corso  di  studi  siano previste materie attinenti al commercio, alla preparazione o  alla somministrazione degli alimenti”. 

Se non fossi in possesso di nessuno di questi requisiti, potrai seguire un corso per la Somministrazione Alimenti e Bevande (corso SAB) che abilita alla vendita nel settore alimentare.

Per quanto concerne i requisiti morali, questi riguardano il titolare dell’e-commerce (in caso di impresa individuale) e dal rappresentante legale (in caso di società), da altra persona preposta all’attività e da tutti i soggetti individuati dall’art. 2, comma 3, DPR 252/1998 .

I requisiti professionali devono essere posseduti dal titolare o rappresentante legale, ovvero, in alternativa, dall’eventuale persona preposta all’attività commerciale. 

Vendita prodotti alimentari online: le autorizzazioni necessarie

A livello pratico, prima di partire con la vendita online di prodotti alimentari, devi occuparti di alcuni passaggi burocratici essenziali:

  1. aprire una partita IVA;
  2. iscrivere l’attività al Registro delle imprese;
  3. aprire una posizione previdenziale all’Inps.
  4. inviare la Segnalazione Certificata Inizio Attività (SCIA) al comune di competenza; nel caso in cui siano previste operazioni intracomunitarie, questo va comunicato nella SCIA;
  5. inviare la Segnalazione Certificata Inizio Attività (SCIA) per la notifica sanitaria: la notifica sanitaria deve essere presentata compilando un apposito allegato della SCIA, che è trasmesso a cura del SUAP all’ASL.

Nel caso in cui tu voglia vendere prodotti alimentari fatti in casa dovrai, inoltre, fare richiesta di autorizzazione all’Asl di competenza e ottenere la certificazione HACCP e dovrai rispettare tutta la normativa relativa all’igiene dei dei prodotti alimentari come il Regolamento 852/2004, la normativa regionale e le altre norme applicabili.

Da leggere: come creare landing page per e-commerce

Che tipo di licenza occorre per vendere prodotti alimentari confezionati?

A livello normativo, quello della licenza è un aspetto controverso: in effetti, l’ordinamento italiano non prevede nessuna licenza alimentare per la vendita online di alimenti o per la somministrazione di alimenti e bevande. 

Tuttavia con questo termine, generalmente, si fa riferimento alla licenza commerciale, ovvero all’autorizzazione rilasciata dal comune di competenza per l’avvio dell’attività. 

In alcuni casi, invece, il termine licenza alimentare viene utilizzato come sinonimo di certificazione professionale, con il quale si indica la certificazione SAB.

Come si può vendere senza partita IVA

È possibile vendere alimenti senza partita iva? 

I negozi online sono soggetti allo stesso regime fiscale dei negozi fisici, per cui la vendita in forma stabile rende necessaria l’apertura della partita IVA.

Tuttavia, un e-commerce alimentare non ha l’obbligo di partita IVA se l’attività non ha carattere continuativo

Cosa significa carattere continuativo? A quanto ammonta il limite per vendere online senza partita IVA?

In genere, quando si parla di attività che non richiedono la partita IVA si pensa subito al limite di 5 mila euro. Questo, però, è inesatto perché i parametri da considerare affinché l’attività risulti sporadica sono la mancanza di continuità e di imprenditorialità.  Ovvero, le vendite occasionali (vendita online una tantum), a meno che non siano effettuate in maniera stabile e sistematica.

Come vendere prodotti alimentari fatti in casa senza partita iva

Sei un bravissimo cuoco e tutti apprezzano le tue doti culinarie? Ami preparare dolci per le feste di compleanno? Vorresti aprire un catering casalingo?

Con i ritmi frenetici della società attuale molte persone non riescono a dedicarsi alla preparazione di pasti, di dolci artigianali e di conserve. Questo ha risvegliato un forte interesse per la creazione di e-commerce per vendere cibo fatto in casa, e non hai assolutamente torto nel cercare di inseguire il trend. 

La Normativa italiana non vieta nessuna di queste attività, a patto che vengano rispettati alcuni adempimenti, tra cui la frequentazione di un corso sul sistema HACCP (Hazard Analysis of Critical Control Point), la dotazione specifica per la cucina e il rispetto dell’etichettatura degli alimenti per vendere prodotti con marchio proprio. Il corso HACCP, in particolare, serve per apprendere le regole in materia di sicurezza alimentare. 

Per l’impresa artigianale alimentare è necessario avere la residenza dove ha sede il laboratorio, e che esso sia dotato di cucina, bagno e antibagno; il possesso dei requisiti va poi comunicato alla Asl di competenza. 

Occorre specificare che la vendita online di prodotti alimentari fatti in casa può essere considerata un’attività commerciale o rientrare tra le attività di artigianato. In questo secondo caso si può aprire un’impresa alimentare domestica (IAD), con la quale commercializzare prodotti preincartati o preconfezionati. Questa categoria è adatta a coloro che vendono prodotti alimentari artigianali online, come pasticcieri o fornai.

È importante che tu sappia, però, che secondo l’art. 3 della L.443/1985, nell’impresa artigianale è possibile commercializzare solo ciò che viene prodotto direttamente dall’artigiano. Dunque, per vendere prodotti correlati realizzati da altri, è necessario essere in possesso dell’autorizzazione commerciale.

In ogni caso, vendere prodotti alimentari fatti in casa senza partita iva non è possibile se questa attività, come per tutte, viene svolta in maniera professionale e non occasionale. 

Conclusioni

La normativa e-commerce di alimenti è decisamente articolata, poiché oltre alle normali disposizioni per il commercio elettronico, bisogna considerare anche le normative specifiche di settore e le normative regionali. Ci sono, poi, dei prodotti soggetti a regole ad hoc, come gli alcolici, i prodotti BIO, o gli alimenti contenenti glutine. In ognuno di questi casi è essenziale rispettare la normativa per migliorare l’esperienza d’acquisto del cliente e non incorrere in sanzioni.

Per questo, torno a ribadire, questo articolo non vuole sostituire una consulenza specializzata. Se tu ne avessi bisogno, ti consiglio di rivolgerti ad un avvocato specializzato nell’e-commerce che possa aiutarti ad avviare il tuo business nel settore food. 

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Floriana Capone

Scritto da:

Floriana Capone

Avvocato dell’E-commerce - EcommerceLegale.it

Esperta in diritto digitale, mi occupo di contratti per e-commerce e altre attività digitali, compliance legale dei siti web, adeguamento alla normativa e-commerce e GDPR, registrazione marchi.

Illustrazione di:

Nicola Giorgio

Freelance illustrator / graphic designer

Nicola Giorgio è un illustratore freelance con base a Firenze. È parte di Muttnik, collettivo che si occupa di progetti di comunicazione visiva e di illustrazione con particolare attenzione nei confronti delle realtà culturali, espositive e aziendali. Di recente ha fondato La Sedia Blu, associazione che si occupa di promozione alla lettura, attività laboratoriali, corsi di formazione e eventi legati al mondo della letteratura per bambini e ragazzi.

Nicola Giorgio

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